Il teatro sta scomparendo. A sentire Fo non è mai esistito.
Serve, il teatro, a migliorare le persone: un attore, su un palco, trasforma le energie del pubblico, trasforma il pubblico con qualsiasi testo stia recitando, perchè non c’è finzione, perchè non c’è differita. Più un attore è bravo e più si lascia manipolare dal pubblico: tanto il testo è quello.
Il teatro va scomparendo ve lo ripeto. Con l’esperienza umana che abbiamo accumulato abbiamo capito che quell’arte è una forma sacra di espressione ed è una cosa tra le più belle del vivere, della vita. Un teatrante è un gestore dell’emotività, del pensiero. E un pubblico? Cazzo, il pubblico è… E’ più figo fare parte del pubblico che essere attore, sapete? Eh, ma come lo viviamo noi italiani il teatro… O come lo viviamo noi veneti data la mia scarsa partecipazione ad eventi teatrali al di fuori della mia provincia. Adoro i napoletani che vanno a teatro perchè applaudono se gli piace, fischiano se non gli piace e si alzano e se ne vanno se non vale la pena restare lì. Adoro i trevigiani perchè pagano il biglietto: ma non li smuovi neache con le cannonate; solo a fine show, da prassi, applausi. Driiin. Suona la campana, si può uscire dalla fabbrica è finita la giornata. Scusate gli stereotipi, ma è così, più o meno. Preferisco la ballata zingaresca o le tarantelle siciliane al triste compendio di cacciatori sessuali delle discoteche.. L’italia va a puttane. E mai locuzione fu più azzeccata negli ultimi cento cinquanta anni. Ma ho divagato. Il teatro svanisce soppresso dalla corta memoria storica che ci ritroviamo, purtroppo. E così, davanti a una tv, quando usciremo di casa troveremo solo cemento e smog ad attenderci. E gli artisti saranno morti da tempo lasciando sui muri segni che per voi saranno graffiti preistorici. Insomma, alla fine del discorso, buon teatro.
Alberto Grava






