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Così parlò Platone

16 nov

Parliamo di cose serie: di politica vera.  Non di Ruby tuttavia (come no?? direbbe Benigni), che pure sembra l’argomento politico maggiormente discusso in questi tempi.

No, parliamo del fondamento della nostra democrazia.

Alla base della repubblica c’è la volontà di conferire ad alcuni uomini, scelti dal popolo, il ruolo di rappresentanti collettivi. Nasce così un contratto sociale che pone fine all’incontrollato stato di natura per garantire gli stessi diritti a tutti. Accettando spontaneamente le leggi che vengono loro imposte, gli uomini perdono una parte della loro assoluta e pericolosa libertà per assicurarsi una maggiore tranquillità e sicurezza sociale.

Saranno quindi questi rappresentanti, votati dalla maggioranza della popolazione, a garantire uguaglianza e giustizia, e a difendere gli interessi di tutti i cittadini.

Ma chi saranno quindi questi rappresentanti? Chi avrà il coraggio di offrirsi come garante della giustizia pubblica e assumersi la responsabilità di rappresentare un paese intero?

I filosofi, dicevano alcuni, gli scienziati, dicevano altri, i grandi condottieri, oppure i vecchi saggi, come in tutte le tribù che si rispettino. Ma sono quindi dei vecchi saggi i nostri politici? Persone che hanno dimostrato il proprio impegno e la volontà a dedicare i propri sforzi a noi cittadini? Se ci guardiamo intorno non sembra proprio così.

Sarà che in Italia mancano i professori? Non si direbbe considerando le ultime manifestazioni… All’Università i professori sono precari a quarant’anni ad oltre, mentre giovani e attraenti ex veline sono ministri. Sarà anche questa una forma di democrazia…

In ogni caso i nostri rappresentanti dovrebbero essere dei professionisti, dei seri studiosi dei problemi del Paese e soprattutto degli idealisti, nel senso di avere idee coraggiose, innovative, capaci di graffiare le ipocrisie, di incidere sulle pigre consuetudini e di divenire  strumenti per migliorare la realtà. Persone capaci di lottare per i propri ideali. E’ questo il filo diretto che lega la politica alla filosofia e alla cultura in genere: la forza delle idee. Questo, e non il culto della personalità, può convincere che l’impegno politico sia un valore e non solo un privilegio o una forma di furbizia per conquistarsi posizioni prestigiose e di ricchezza sociale.

Ma noi, che da casa nostra assistiamo impotenti alla scena, che cosa possiamo pensare? Sono tutti uguali si sente dire in giro, tutti hanno i loro scheletri nell’armadio. Ma siamo sicuri che sia proprio così? Siamo davvero tutti disonesti in questa nostra Italia?

Non è affatto vero per fortuna. La gente competente c’è, e c’è anche quella competente ed onesta, ma le poche volte che riescono ad assumere una discreta rilevanza pubblica vengono considerati male, a prescindere. È “la macchina del fango” come incisivamente l’ha chiamata Saviano a “Vieni via con me”. Il gioco dei disonesti è far sembrare sporchi di fango anche gli altri, in modo da apparire tutti uguali, senza troppe distinzioni l’uno dall’altro.

E’ difficile credere ad una politica che mostra così tanto il suo lato peggiore, è difficile credere che dietro questo rimangano ancora intatti tutti i principi ed i valori che sono così vivi quando si legge un filosofo o si ascolta un pacato professore, magari un po’ curvo dagli anni, dietro ad una modesta cattedra di scuola.

Eppure queste persone esistono, sono tante e non solo nella nostra storia passata. Ci sono politici di valore, che studiano e riflettono sui problemi e si avvalgono di persone esperte con cui preparano progetti di legge o regolamenti. Non sono certo le personalità più appariscenti, perché non urlano e spesso non appaiono sui giornali. Ma sono quelle che lavorano, i veri rappresentanti in cui si può riconoscersi e con cui si potrebbe – si dovrebbe – poter discutere, se non direttamente – magari via web (Obama per esempio ha creato un sito istituzionale per parlare con i suoi elettori).

Forse è questo, la convinzione che ci sono persone che lottano per le loro idee, che credono ancora che fare qualcosa per il bene della collettività non sia solo una frase retorica ma un dovere ed un onore. Forse è questo che può spezzare l’indifferenza, il qualunquismo, quella barriera di gomma che sembra indistruttibile e che separa così pesantemente le nostre persone da tutti quei personaggi da teatro che continuamente si vedono nei telegiornali. Niente realtà spettacolo per convincere, niente lifting o tecniche manageriali di seduzione e assoggettamento, ma semplice forza delle idee.

Chiara D.F.

Il sogno italiano continua..

16 nov

Quale sarà mail il sogno più grande di una parte (signore ti ringrazio!) delle ragazze under 25 nostrane? Diventare importanti scienziate? Laurearsi con il massimo dei voti? Avere una vita piena di soddisfazioni professionali ottenute con sacrificio e duro lavoro? NO! Diventare famose ad ogni costo.. Non importa chi tu sia o da dove tu provenga, l’importante è che tu sappia dimostrarti spigliata, intraprendente, smaliziata e perchè no, anche un pò puttana (siamo impertinenti noi!). Ho scritto queste cinque righe dopo aver visto un video su una serata in discoteca della famosissima Ruby, la fantasiosa nipote di Hosni Mubarak che ha fatto girare la testa al nostro amatissimo Silvio.  Da notare i grandi sorrisi della ragazza mentre la folla le urla i peggiori insulti che orecchio di donna possa mai sentire…Ma lei è felice così, ha ottenuto la notorietà vendendo la sua dignità. Il problema è che la notorietà dopo qualche mese svanisce, la dignità invece difficilmente può essere ricomprata…

F.B.


Il sogno italiano

14 nov

Quanti di noi hanno sogni, ambizioni, aspirazioni?

La parola “sogno” ricorda tanto l’obiettivo agognato di qualche personaggio di un film americano, come il desiderio di diventare la ballerina più famosa del mondo, o l’attore migliore di Hollywood. Ma non c’è bisogno di andare fino in America per fare una valutazione sul sogno medio: attori, ballerini, cantanti sono i prototipi più comuni fra i reality, e addirittura c’è chi brama di vincere il premio simpatia rimanendo l’unico supersite di una fantomatica casa/isola supportato dai telespettatori dell’intera Italia.

Sogni.

Ci suggeriscono di non ascoltare nessuno, questi programmi, di credere in noi stessi. Eppure gli obiettivi che dobbiamo prefiggerci ce li insegnano loro: le ragazze belle senza cervello possono aspirare ad essere amate dai secchioni privi di fascino; chi a trent’anni si ritrova senza partner può partecipare ad un appuntamento al buio dove decine di pretendenti s’inchineranno ai suoi piedi; e se non è l’amore a prendere i telespettatori sarà la tenacia di chi risponde alle accuse e si sa difendere, l’arroganza e l’egocentrismo di chi ha talento da vendere, mascherate nella più gentile versione di “un soggetto con carattere”.

Perché non desiderare qualcosa di più originale? Per esempio aprire un blog di moda per diventare popolari nel web, diventare ricchi e famosi.

Mi chiedo ora quale possa essere l’obiettivo più ricercato al giorno d’oggi nella nostra società: il denaro o la fama? E i due sono necessariamente congiunti?

In fondo anche i media hanno un loro sogno, una loro aspirazione. Quella di estraniarci da una realtà umana e congiunta. Ed è cosa facile quando si ha davanti un soggetto debole come l’uomo, creatura dopotutto oscura che non sempre accoglie con consapevolezza ciò che gli viene proposto.

Non è che i media controllino l’uomo, è sicuramente l’uomo stesso a controllare i media. E se i media insegnano, distribuiscono quelli che vengono poi passivamente assunti come i valori comuni, questo vuol dire che chi controlla i media può trasmettere agli italiani i propri personali valori, e non solo: inculcar loro un particolare sogno, un particolare obiettivo.

Non è certamente mia intenzione togliere nulla all’arte: chi vuol cantare, ballare, recitare, lo faccia. Chi vuole diventar famoso, lo faccia. Chi vuole diventar ricco, lo faccia.

Quel che dico è che ci deve però essere una consapevolezza, ed è quella che viene estratta, succhiata via, o addirittura semplicemente impoverita dalle immagini di fittizia felicità che vengono ogni giorno trasmesse negli schermi televisivi.

E quindi ritengo che nel momento in cui una persona decide che il suo più grande sogno è diventare ricca e famosa, questa persona deve avere dentro di sé la consapevolezza di una vasta, vastissima realtà sociale dove gran parte della gente può aspirare al massimo ad avere una casa con più stanze anziché un monolocale, due pasti invece che uno, un letto invece del pavimento.

Non si tratta di fare moralismi. E’ ovvio, logicamente ovvio che chi aspira a diventare ricco e famoso non ha assolutamente colpa della miseria del mondo. Eppure mi chiedo perché, allora, le notizie circa le aspettative di vita di molti paesi del terzo mondo, ma non solo – non c’è bisogno di andare tanto lontano – notizie circa la situazione sociale italiana ed europea, come il problema dei salari e della disoccupazione, o della difficoltà di tante famiglie ad arrivare a fine mese, perché queste realtà non hanno il giusto spazio che dovrebbero meritare? Forse non hanno poi così tanta rilevanza? Eppure secondo i dati dell’Istat i senza lavoro sono 2.138.000, 57mila in più rispetto a novembre e 392mila in più rispetto a dicembre 2008. I lavoratori italiani incassano ogni anno retribuzioni medie tra le più basse dei paesi industrializzati. Prendendo l’Europa come termine di paragone, lo stipendio italiano è inferiore del 23% .

Il problema non è tanto l’audience: naturalmente un pubblico abituato a programmi leggeri, dove le battute non richiedono un grande sforzo d’intelligenza e dove sicuramente non si tratta di cultura, politica o filosofia, si ritroverebbe a far grandi sbadigli dinnanzi ad un improvviso cambio di rotta della televisione italiana. Ma lo stesso accadrebbe se i ruoli fossero ribaltati, e cioè se i telespettatori fossero abituati a programmi impegnativi, e venissero poi fatti sedere davanti a trasmissioni incentrate sul gossip.

Di conseguenza il punto non è l’audience, le congetture economiche.

Il punto è che c’è chi ha capito che i media sono qualcosa di estremamente utile per tenere a bada l’infelicità del popolo, la nostra infelicità, al di là di ogni guadagno.

Così l’operaio stanco, stremato dal lavoro, avrà se non altro la consolazione di un bel vedere grazie alla ricca abbondanza di veline di qualche programma serale. Chi non ha voglia di imparare, di impegnarsi, chi è comodo al governo perché è facile da abbindolare, avrà la brillante idea di far soldi partecipando al provino dell’ultimo reality. E più in generale: chi si trova in una situazione sociale difficile, difficile perché non c’è un governo che se ne prenda cura, non avrà modo di constatare con i propri occhi quanta gente si trova in realtà nella medesima situazione. E’ di questo che parlavo quando ho detto che i media ci estraniano da una realtà “umana e congiunta”. In una realtà dove non avere molti soldi non va poi così di moda, è difficile che una persona infelice si confronti con un’altra. Ma soprattutto è diverso, molto diverso quando il confronto non avviene solo tra un ristretto gruppo di persone, ma tra i cittadini di un vero e proprio popolo.

Volete ballare? Volete cantare? Volete recitare?

E’ facile nutrirci di questo.

Come topi privi di ogni volontà, incantati da un piffero.

E certamente non sta a me come a nessun altro dire cosa sia giusto aspirare nella vita, ma mi sento di dire che se non altro i nostri obiettivi dovrebbero formarsi in maniera indipendente, e c’è chi ha interesse che questo non avvenga. Perché, per fare la citazione di un film a me caro: People who have no hopes are easy to control.

Marta S.

La bistecca rende liberi!

10 nov

Ho lavorato tutto il giorno. Anche oggi è andata. Quanto vorrei dirgli che a me questo lavoro fa schifo! Ma devo trattenermi, almeno io un posto ce l’ho. Certo, non è quello che sognavo..Che mi preparo per cena? Vediamo… ho voglia di carne.. mi faccio una bistecca.

Buona..Cottura al sangue, un filo di olio e sale grosso!

Dove è il telecomando? C’è il telegiornale.

Basta con questo caso Ruby, non se ne può più! E’ tutta una montatura, così come tutti gli altri scandali..tutte cazzate sparate per buttare fango su di lui..io non ci credo, è una brava persona. E non credo neanche a tutte le cattiverie che dicono quei comunisti. Certo è strano….queste cose si sentano solo su di lui, ma d’altronde è una persona scomoda e se non riescono a batterlo politicamente cercano di screditarlo con bugie. Continua ad avere il mio voto. Mi ha levato l’Ici , devo pensare ai miei interessi, se poi fosse vero che va con molte ragazze, bhè, se ancora ci riesce beato lui!

Ah, lo zio ha ritrattato la sua confessione.. quindi è stata solo la figlia. Lo sapevo, l’ho sempre sospettato. Ha la faccia da pazza quella. Era chiaro fin dal primo momento che fosse gelosa della cugina. Alcune cose sono ancora da chiarire, ma nei prossimi giorni sicuramente si saprà qualche cosa in più. Povera ragazza…che brutta fine.

Pompei crolla. Anche qui la colpa è sua. Pompei incassa 26 milioni di euro e chiedono ancora soldi! E secondo loro la colpa del crollo è sua! Ipocriti, ladri.

A Parigi fanno una gara per parrucchieri. Devo ricordarmi di prendere appuntamento da Biagio. Per sabato mattina.

Baghdad. Attentato contro case cristiane. Ci sono quattro morti. Bastardi. Musulmani. Loro non ci vogliono ma pretendono di comandare a casa nostra. Li tratterei allo stesso modo.

Fini è un traditore. Gli deve tutto, se non fosse stato per lui…Ed è così che lo ripaga.

Buona, veramente buona..

Odio Santoro, è uno stronzo! Guadagna milioni di euro e fa il finto morto di fame. Stronzo. Basta, spengo.

F.B.

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