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“Lo vedi che succede a votà Silvio?!”

23 dic

Le uniche parole che mi vengono in mente pensando a ieri sono “siamo stati grandissimi” . Una manifestazione fantastica fatta di gente fantastica. I politici si aspettavano un altro 14 dicembre ed invece gli abbiamo dimostrato che a noi di assediare i loro palazzi non ce ne frega nulla. Avete blindato la zona rossa? Bene, noi siamo andati nella zona bianca e abbiamo mostrato ai cittadini le nostre vere intenzioni: manifestare pacificamente per il nostro futuro! Non abbiamo raccolto la sfida lanciata dai neo gerarchi La Russa e Gasparri, non per timore delle loro minacce ma perché siamo distanti anni luce dal loro modo di ragionare e fare politica. Voi ci insultate? Noi non rispondiamo con i sassi ma urliamo a gran voce! E poi tutta la solidarietà che abbiamo ricevuto, solo questa è bastata a far passare il dolore alle gambe per le ore di marcia. Al passaggio del mare di studenti quasi ogni balcone si popolava di curiosi. Moltissimi gli applausi provenienti dall’alto dei palazzi adiacenti la Tangenziale e persino gli automobilisti bloccati dal corteo stesso sono scesi dalle auto ed hanno applaudito! Siamo stati bravissimi, abbiamo dimostrato che i veri “potenziali assassini” si trovano all’interno della zona rossa e che noi siamo la cura a questa politica stantia e logora. Mai più un sasso. Continuiamo a combattere per il nostro futuro bloccando la città. “Lo vedi che succede a votà Silvio?!”

F.B.

All’Italia

15 dic

Sono sempre stata dell’opinione che un oggettivo e realistico ritratto della realtà sia molto più efficace di un articolo d’opinione, per quanto potente, persuasivo, efficace e suggestivo. E bisogna anche dire che la realtà contemporanea mette a dura prova la fantasia dei giornalisti di opinione, dal momento che essa supera di gran lunga molte delle possibili esagerazioni che il povero giornalista d’opinione vorrebbe mettere in atto. Oggi tuttavia è necessario scrivere un articolo di quel genere, se non altro perché la delusione e l’amarezza portata da una giornata come quella di ieri ha bisogno di essere espressa in tutta la sua carica passionale. Sì perché quando si arriva al punto di vergognarsi del proprio paese e addirittura di rinnegarlo come tale, allora le analisi logiche e i ritratti oggettivi devono cedere il posto alle urla di chi vorrebbe gridare al mondo il proprio disgusto. E queste urla sono tutte per te, Italia, goditele finché ci sarà qualcuno ancora in grado di gridare, ancora non totalmente assoggettato a questa cultura dell’idiozia che divampa soprattutto attraverso la televisione. Certo, di questo passo dovrai sopportarci ancora per poco, ma per il momento noi gridiamo.

Guardati, Italia. Se i libri di storia e di letteratura non ce lo ripetessero da quando andavamo alla scuola elementare, chi ci crederebbe che tu sei stata la terra di Cicerone, Seneca, Dante, Petrarca Foscolo, Leopardi, Manzoni, Pasolini? Un paese che si muove per inerzia, ai comandi di bizzarri burattini che non meriterebbero neanche di essere nominati, quali Barbara D’Urso (il cui libro tra l’altro sta vendendo molto bene, se non altro possiamo sperare che i nostri concittadini non dimentichino come si legge, almeno per il momento), Maria De Filippi e chi più ne ha più ne metta. Un paese disinteressato, senza morale, senza ideali, un paese senza speranza. Sì, perché, non ti piacerà, ma sei destinata a morire, e neanche troppo lentamente. Non hai futuro; chi è ancora in grado di pensare molto presto se ne andrà e tu piano piano imploderai, vittima di te stessa, vittima dei tuoi cittadini che non sono stati in grado di reagire. Sicuramente peccherò di pessimismo, è infatti giusto ritenere che la speranza sia l’ultima a morire, ma dopo ieri bisogna aprire gli occhi e capire che rischiamo veramente di morire sperando. Perché ora, Italia ti sei ridotta a questo: sei un paese dove andare in vacanza, la tua dieta è salutare e deliziosa, il tuo campionato di calcio appassionante, le tue donne bellissime, i tuoi monumenti meravigliosi (questo ancora per poco, diciamo che è un punto in via di estinzione). E fa male vederti così, tu che sei stata la culla della cultura occidentale, che hai prodotto i più grandi geni che la storia abbia mai conosciuto. E Ora cosa sei? Terra di pagliacci, di ignoranti, di imbecilli e di mafiosi.

Mi rendo conto che il quadro non sia stato dei più confortanti, ma questo 14 dicembre è veramente una giornata triste e come tale va trattata.

 

Lavinia Rozzo

 

Quando fa comodo che non si sappia.

1 dic

La foto è una gentile concessione dell'utente Flickr Auggie Tolosa. Alcuni diritti riservati.

Il tema di oggi è quello della costituzionalità.
Perché è importante parlare di costituzionalità proprio adesso che c’è in ballo un disastroso disegno di legge sull’istruzione?
Il discorso vi è collegato in maniera intrinseca.
Se volessi fare un’analisi scialba potrei semplicemente tirare fuori l’articolo 34 Cost. e parlare del diritto all’istruzione, e di come questo ci venga negato, sotto falsa maschera, dal governo stesso.
Il punto però non è certamente questo. Non si tratta di convincere nessuno, né ritengo sia questa la giusta sede per parlare dell’interpretazione circa un singolo articolo.
Tutti sanno che l’istruzione è un diritto e protestano per tenerlo saldo, d’altra parte penso che pochi sappiano cos’è un diritto.
E per spiegarlo occorre innanzitutto sapere cos’è una Costituzione.
La Costituzione è così chiamata perché è la raccolta dei principi dei quali si costituisce uno Stato. In particolare il costituzionalismo moderno vede la Costituzione come la legge voluta dal popolo in un preciso momento, con la consapevolezza di conformare l’ordinamento. Possiamo dire quindi che la Costituzione incarna il principio stesso di Stato democratico, e opera attraverso i diritti: la Costituzione è legge, ma legge fondamentale e dunque in posizione eminente rispetto alle altre leggi per il suo contenuto.
L’art. 16 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789 dice: “Ogni società nella quale la garanzia dei diritti non è assicurata, né la separazione dei poteri fissata, non ha una Costituzione”. Questo concetto è valido sotto un punto di vista meramente logico: se la costituzione opera attraverso i diritti, sui quali poi verranno formulate le leggi, una società che non garantisce diritti può avere formalmente una Costituzione. Ma non all’atto pratico.
Ed è questo il primo punto su cui è importantissimo soffermarsi.
E cioè sulla distinzione tra forma e sostanza di un ordinamento giuridico: ossia, parlando in termini semplici, la differenza tra ciò che ci viene posto dinnanzi e ciò che viene effettivamente applicato. Una Costituzione è simbolo di democrazia: ma questo non vuol dire che uno stato che la possiede sia uno stato democratico. Per il semplice fatto che i principi che vi sono fissati possono non essere rispettati.
Se la Costituzione è un sistema di valori, i diritti fondamentali sono gli elementi costitutivi dello stesso, rilevando come finalità il libero e pieno sviluppo della personalità dell’uomo.
Mi viene spontaneo affermare, giunti a questo punto, che il primo, il più meschino dei modi con cui il nostro diritto all’istruzione, e quindi alla formazione libera e consapevole della nostra personalità, viene negato, è l’assenza di studio delle materie giuridiche nelle scuole.
In alcuni istituti tecnici il diritto pubblico è materia scolastica, così come in pochissimi altri licei, spesso privati. Ma in linea di massima non c’è una vera e propria istruzione dei cittadini a quali siano i loro diritti, e questo è assurdo poiché i diritti riguardano l’uomo in prima persona.
Un cittadino che non sa quali siano i suoi diritti probabilmente ha anche una vaga idea di cosa sia un diritto. Questo vuol dire che nel momento in cui si troverà davanti ad una nuova legge potrà avere due reazioni: trovarla giusta, o trovarla ingiusta. Ma secondo i suoi personali criteri, e non secondo un criterio oggettivo che è fissato dal diritto stesso. Questo è grave, perché vuol dire che i parametri di giudizio del nostro popolo sono dati da personali visioni, personali opinioni basate sulla morale, sulla religione, sulle proprie personali credenze.
Ma una legge non si basa certo su questo, una legge si basa su principi che sono stati rigidamente fissati dall’uomo nel corso della sua storia.
Un cittadino che ha una vaga idea di cosa sia una Costituzione forse potrà trovare una logica nel far prevalere legge ordinaria su legge costituzionale. Potrà pensare: “mah, forse tutto sommato è più giusto così…tra l’altro questa legge mi è anche conveniente. E in fondo io non ne so molto, è meglio lasciar fare a chi ne sa più di me”.
Senza sapere di stare, in questo modo, favorendo quella che senza peli sulla lingua si avvicina ad una dittatura.
Riprendendo l’art. 16 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo del 1789: possiamo noi dire di avere una Costituzione? Siamo dunque davvero uno stato democratico? E se non siamo uno stato democratico, siamo se non altro uno stato libero?
L’ignoranza è l’arma più potente che può sfruttare un governo per confondere un popolo.

Marta Sicigliano

Roma militarizzata.

30 nov

Giuro, mai vista tanta polizia in vita mia. Appena arrivato a piazza Venezia si capiva immediatamente che oggi non sarebbe stata una giornata come le altre. I furgoni blindati delle forze dell’ordine bloccavano l’accesso a qualunque via che portasse a Montecitorio. Anche la più piccola viuzza era stata sbarrata. Vietato l’accesso alle macchine ed ai pedoni. L’unico modo per passare è mentire. “Lavoro da Energie a via del Corso e se non passo da qui faccio tardi”. E’ andata. Lungo via del Corso lo scenario è veramente disarmante. Avete presente le strade deserte che si vedono in quei film di zombie? Posti di blocco ogni 500 metri. E polizia in tenuta anti-sommossa. Tanta polizia. Anche se “lavoro da Energie” davanti a piazza Colonna non ci posso passare ugualmente, quindi mi incammino in direzione del Pantheon. Da li vado verso largo Argentina poi verso Lungotevere Tor di Nona, all’altezza di castel S.Angelo per capirci. Riesco ad intercettare il corteo partito da piazzale Aldo Moro. Il clima è sereno, i ragazzi scherzano ed intonano cori contro la riforma. Arrivati all’Ara Pacis il corteo svolta in via Tomacelli ed arriva ad incrociare via del Corso. Questa è percorsa fino all’altezza di via della Vite. Poi STOP. I blindati delle forze dell’ordine bloccano il passaggio ai manifestanti. Il clima inizia a diventare incandescente. Scoppia una lite per futili motivi fra alcuni ragazzi che vengono immediatamente separati e mandati in fondo al corteo. Poi alcuni studenti incappucciati se la prendono con i giornalisti che riprendono i manifestanti. “Siete degli avvoltoi”, “merde”, “cercate lo scoop”, “mo ti spacco la testa” ecc…

Iniziano i cori contro la Polizia e subito dopo parte il lancio di oggetti. Una ventina di ragazzi a volto coperto e protetti da caschi tentano di ribaltare uno dei due furgoni che bloccano via del Corso.

Quando l’assalto diventa insostenibile le forze dell’ordine lanciano alcuni lacrimogeni al gas Cs contro il corteo. La testa della manifestazione indietreggia di una decina di metri ed i giornalisti si rifugiano in via della Vite. Non senti che hanno lanciato i lacrimogeni fino a quando non iniziano a bruciarti le mucose. Gli occhi diventano rossi e si riempiono di lacrime, la pelle inizia a friggere. Il naso brucia.

Quando la nube irritante svanisce, la testa del corteo avanza nuovamente e riprende l’attacco ai mezzi blindati. Vengono lanciati pesanti oggetti metallici, uova, verdure, ombrelli e bottiglie. Gli studenti sono furiosi e vogliono passare a tutti i costi.

Ad un tratto qualcuno inizia ad urlare. Un mare di caschi blu si muove correndo lungo via della Vite. Hanno aggirato il corteo. Gli studenti indietreggiano bruscamente. Scoppia il panico. “Correte!” urla qualcuno. “Non indietreggiate, fermi, fermi!” gridano nel vano tentativo di evitare che le persone in fuga travolgano quelle che si trovano dietro. Vedo alcuni studenti che cadendo vengono presi. Altri che montano sopra i propri amici pur di non farsi prendere.

Il corteo indietreggia fino a via Frattina ed il cordone di polizia si fa più spesso. Questa volta però si trova proprio davanti ai manifestanti e non dietro i blindati. Inizia un faccia a faccia fra polizia e studenti. Qualcuno urla ”Il manganello giralo! Tienilo per il manico merda!”. Altri alzano le mani per segnalare le loro intenzioni pacifiche. Alzano le mani anche quelli che prima hanno assaltato i furgoni. Dei ragazzi rovesciano un cestino sulla strada. Il faccia a faccia finisce. Hanno ceduto gli studenti. Il corteo ripiega verso piazza del Popolo, e la Polizia ritorna davanti ai furgoni blindati.

Gli scontri sono cessati e sulla strada restano le tracce della rabbia. Guardando a terra si vedono molti contenitori grigi. Per curiosità ne raccolgo uno. Sono i bussolotti contenenti il gas lacrimogeno Cs. Un gas che nuoce gravemente ai polmoni, al cuore ed al fegato.  Oggi alla manifestazione, a mio avviso, erano presenti tanti ragazzi che probabilmente non hanno neanche letto la riforma Gelmini e che avevano l’unica intenzione di cercare lo scontro con le forze dell’ordine. Ma la maggioranza era composta da ragazzi romani e non che hanno veramente a cuore il futuro dell’istruzione. Una domanda mi sorge spontanea: in quale democrazia si militarizza un’intera città per bloccare un corteo di studenti?

I video sono materiale originale e non manipolato in alcun modo.

 

F.B.

 

 

 

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